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	<title>Una Comoda Edicola Scomoda &#187; Russia</title>
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	<description>Edicola di notizie a perdere - di solito i media se le perdono, ma noi le troviamo - rassegna stampa internazionale ed inconsueta - una libera edicola virtuale per il Villaggio Globale</description>
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		<title>La guerra al terrorismo è un mito</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 09:53:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>
		<category><![CDATA[Webster Tarpley]]></category>

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Intervista a WEBSTER TARPLEY
ReOpen911 e GeoPolIntel
Webster TARPLEY, storico e giornalista statunitense, lavora sulle forme di ingerenza, e in particolare sullo sfruttamento della minaccia terroristica. Si è specializzato nello studio delle operazioni false flag, ossia operazioni commando o terroristiche che usano false rivendicazioni per provocare una situazione conflittuale.
“Non si può capire la politica attuale degli Stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a WEBSTER TARPLEY<br />
<em>ReOpen911 e GeoPolIntel</em></p>
<p><strong>Webster TARPLEY</strong>, storico e giornalista statunitense, lavora sulle forme di ingerenza, e in particolare sullo sfruttamento della minaccia terroristica. Si è specializzato nello studio delle <em>operazioni false flag</em>, ossia operazioni commando o terroristiche che usano false rivendicazioni per provocare una situazione conflittuale.</p>
<p>“Non si può capire la politica attuale degli Stati Uniti se si sottovaluta la portata reale dell&#8217;11 settembre. Gli attentati dell&#8217;11 settembre sono stati un colpo di Stato. La guerra contro il terrorismo si basa su un mito e a partire da questi eventi è diventata una religione di stato obbligatoria. Il solo modo di combattere i neoconservatori è di distruggere questo mito. L&#8217;apertura di una commissione di verità come quella di Russell-Sartre al momento della guerra del Vietnam, potrebbe contribuire a distruggerlo&#8221;.</p>
<p>Non si può negare che Tarpley sia un esperto di geopolitica e la sua conoscenza dei meccanismi complessi della situazione attuale ci ha naturalmente spinti a chiederne il parere sulla situazione presente. Le domande sono state co-redatte da ReOpen911 e il sito <a href="http://geopolintel.kazeo.com/ABM-Le-bouclier-anti-missile,r100726.html">GeoPolIntel</a> che ha realizzato un&#8217;analisi estensiva dello scudo ABM (Anti Missili Balistici).</p>
<p>Prima di affrontare l&#8217;intervista vera e propria, Webster G. Tarpley, autore di diversi libri, tra cui la straordinaria opera 9/11 Synthetic Terror: Made in USA, ci ha chiesto di completare l&#8217;intervista con il paragrafo seguente.</p>
<p>“Il principale progetto americano-britannico del momento è di balcanizzare il Pakistan, in modo che non possa diventare un corridoio energetico per la Cina, l&#8217;Iran e il Medio Oriente, come possiamo vedere con la posizione del porto di Gwadar. La folle escalation di violenza in Afghanistan, che porta il segno di Obama, ha senso solo se capiamo che lo scopo è di distruggere il governo centrale del Pakistan e provocare l&#8217;esplosione di questo paese in cinque fasi, secondo il prolungamento del piano di Bernard Lewis.</p>
<p>Il Pakistan è un obiettivo molto più importante dell&#8217;Iran. Esiste addirittura un piano americano-britannico per distruggere la catena dei paesi pro-cinesi lungo l&#8217;Oceano Indiano. Ma lo Sri Lanka ha evacuato l&#8217;esercito del terrore (sostenuto dagli Stati Uniti e il Regno Unito): terroristi che avevano i loro quartieri generali a Londra e conosciuti con il nome di Tigri Tamil. Era davvero grottesco vedere Kouchner e Milliband (Ministri degli Esteri francese e britannico) cercare disperatamente di salvare le Tigri Tamil, affinché i macellai potessero combattere ancora! I posti come lo Zimbabwe, il Sudan, la Thailandia, la Cambogia, il Bangladesh e diversi gruppi di isole, sono oggi un campo di battaglia tra la Cina (quest&#8217;ultima fa pressioni in favore di un commercio e uno sviluppo pacifico), e l&#8217;alleanza Stati Uniti e Gran Bretagna che cerca di mandarli in rovina e di mantenere il consenso screditato di Washington contro il consenso di Pechino, che respinge l&#8217;intimidazione imperialista del tipo FMI-Banca Mondiale-WTO&#8221;.</p>
<p><strong>ReOpen911 : La lettera di Obama a Medvedev, nella quale chiede ai Russi di negoziare l&#8217;abbandono del nucleare iraniano, non sarebbe un mezzo per rinfocolare una nuova guerra in Medio Oriente?</strong></p>
<p><strong>Webster G. Tarpley:</strong> Come ho scritto in <em>Obama, The Postmodern Coup</em>, la politica generale dell&#8217;amministrazione Obama è di fomentare i conflitti tra l&#8217;Iran e la Russia. Lo chiamano il gioco della patata bollente – mettono uno Stato nemico contro un altro, sperando che entrambi vengano danneggiati o distrutti durante il processo. Il regime Obama vorrebbe spingere la Russia in una posizione di ostilità verso l&#8217;Iran, giocando sulla paura della Russia di ciò che alla fin fine l&#8217;Iran potrebbe fare con le armi nucleari nel caso ne avesse qualcuna. Con persone come Putin e Lavrov, i Russi non sono pronti a cadere in un trabocchetto del genere. La recente esperienza delle sommosse e della mobilitazione in Iran è incoraggiata da persone della CIA, una rivoluzione colorata, una rivoluzione di velluto che non sembra particolarmente riuscita.</p>
<p>Se una marionetta anglo-americana prendesse il potere in Iran, una delle prime cose che farebbe sarebbe tagliare l&#8217;approvvigionamento di petrolio in Cina, dato che, di questi tempi, è lì che si trova il maggior interesse degli Stati Uniti e della Gran Bretagna in Medio oriente. Il discorso di Obama al Cairo non è nient&#8217;altro che un tentativo di usare il mondo arabo-islamico del Medio oriente contro la Russia e la Cina.</p>
<p>Anche l&#8217;India è uno dei principali candidati a diventare la seconda arma eurasiatica degli Stati Uniti e del Regno Unito, ma anche qui, gli Indiani possono rivelarsi troppo intelligenti per cadere nella trappola. Tutti sanno che il Congresso americano ha adottato delle leggi ricorrenti che chiedono un cambio di regime in Iran, con il finanziamento di 400 milioni di dollari, e da cinque anni e passa, Seymour Hersh ha descritto nel New Yorker il ruolo attivo delle squadre di spionaggio e di destabilizzazione statunitensi in Iran, che tentano di fomentare le ribellioni con gli Arabi, gli Azeri, i Kurdi, i Baloutches, i Pashtun e altri, con lo scopo finale di dividere e balcanizzare l&#8217;Iran, nello stesso modo in cui lo furono la Jugoslavia, l&#8217;Iraq, e come potrebbe esserlo ben presto il Sudan. Il colore della rivoluzione in Iran è in gran parte l&#8217;opera del gruppo “soft power&#8221; (NdT: che sostiene una politica esterna di “bassa intensità&#8221;) ispirato dagli scritti di Joseph Nye, e che include le cerchie di Brzezinski alla Rand Corporation, così come l&#8217;International Crisis Group e altri operatori che per raggiungere i propri scopi usano la sinistra come copertura, gli slogan umanitari, i diritti dell&#8217;uomo.</p>
<p>Se ho ben capito Jacques Sapir, egli sembra dire che gli slogan umanitari sono stati così bistrattati dagli imperialisti occidentali al servizio dei propri scopi predatori, che questi slogan sono stati completamente screditati in virtù dell&#8217;ipocrisia e del loro effetto “due pesi, due misure&#8221;. Se sono proprio questi i propositi di Sapir, sono completamente giustificati. Direi che è tempo di sottolineare i diritti economici dei paesi in via di sviluppo, a cominciare dall&#8217;industrializzazione, il pieno impiego, e eliminando la povertà, la malattia, l&#8217;analfabetismo, e una situazione in cui vediamo un miliardo di persone che patiscono la fame o che rischiano la carestia, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, e forse 2 miliardi di persone ridotte a un&#8217;esistenza miserabile, con meno di un dollaro al giorno. Queste sono le vere domande che oggi l&#8217;umanità deve affrontare.</p>
<p><strong>ReOpen911: Il piano Gates-Brzezinski prevede un nuovo approccio con l&#8217;Iran. Se questo piano non funzionasse, gli Stati Uniti potrebbero colpire l&#8217;Iran con l&#8217;arma atomica, come diceva Schneider JR?</strong></p>
<p><strong>Webster G. Tarpley:</strong> Tutta la base del regime di Obama, tra le cerchie imperialiste statunitensi, è sempre più cosciente del fatto che gli Stati Uniti sono troppo deboli, troppo odiati, troppo in fallimento per intraprendere ora nuove avventure in Medio oriente. Ecco perché si tirano indietro addossando la responsabilità ad altri, facendo la guerra con l&#8217;uso di mandatari o marionette kamikaze, come avvenne con l&#8217;Etiopia, usata contro la Somalia qualche anno fa.</p>
<p><strong>ReOpen911: Se gli Stati Uniti e la Russia falliscono nel tentativo di far accettare all&#8217;Iran la fine del suo programma nucleare, Israele può colpirlo come colpì l&#8217;Iraq di Saddam Hussein?</strong></p>
<p><strong>Webster G. Tarpley:</strong> In seguito Gates, Panetta, Biden e Obama stesso hanno ordinato a Israele di lasciar perdere, di abbandonare qualsiasi idea di attaccare da solo l&#8217;Iran, cosa che l’avrebbe staccato dai propri alleati. Ne parlo nel libro <em>Obama: The Unauthorized Biography</em>. Credo che gli Inglesi siano sulla stessa linea. Il senatore Kerry e Obama hanno anche detto che l&#8217;Iran ha diritto ad un programma nucleare pacifico. Tutto questo rinforza l&#8217;idea che gli Stati Uniti vogliano fare dell&#8217;Iran una marionetta kamikaze contro la Russia e/o la Cina. Chi continua ad ignorare questa tendenza vive nel mondo com&#8217;era prima del dicembre 2007, quando le valutazioni ufficiali dei servizi segreti statunitensi dicevano che non c&#8217;era nessun programma d&#8217;armi nucleari iraniano. Dubito che gli Israeliani avviino un tale attacco. Se lo facessero, si tratterebbe di una vera e propria catastrofe mondiale. I nostri amici del Quai d&#8217;Orsay (Ministero degli Esteri francese, Ndt) dovrebbero fare tutto il possibile per dissuadere Netanyahu &amp; co.</p>
<p><strong>ReOpen911: Dato che i servizi segreti statunitensi hanno detto che l&#8217;Iran ha fermato il proprio programma nucleare militare dal 2003, dobbiamo accettare un Iran con un nucleare civile?</strong></p>
<p><strong>Webster G. Tarpley:</strong> Certo, nonostante la demagogia bellicistica di Sarkozy e di Kouchner su quest&#8217;argomento quando tentarono di andare al fronte. Ogni paese ha un diritto inalienabile alla scienza, alla tecnologia, all&#8217;industria e alla produzione di energia moderna, e nel mondo d&#8217;oggi, questo può significare solo lo sfruttamento pacifico dell&#8217;energia nucleare. Questa era la base della politica estera americana durante la maggior parte della guerra fredda, l&#8217;iniziativa “Atomi per la pace&#8221; di Eisenhower.</p>
<p>Tutti i paesi del mondo che vogliono affermare la propria sovranità e il diritto allo sviluppo considerano seriamente l&#8217;esame di un&#8217;applicazione importante dell&#8217;energia nucleare, a cominciare dalla Cina, l&#8217;India, la Russia, la Giordania e molti altri. In questo seguono il ben riuscito esempio francese, molto più eloquente dei discorsi di Sarkozy. Dopo le violazioni massicce del regime di non proliferazione, suggellato da Stati Uniti e India sul nucleare, gli Stati Uniti non si fanno scrupoli quando si tratta di intimidire o tormentare gli altri su questo aspetto.</p>
<p><strong>ReOpen911: La colonna vertebrale della politica estera americana in Europa è il Trattato ABM e l&#8217;allargamento della NATO. Cosa ne pensate di questa provocazione verso la Russia e del rischio di vedere affrontarsi alleati europei?</strong></p>
<p>Webster G. Tarpley: Nella migliore delle ipotesi, l&#8217;allargamento della NATO è inutile e assai pericoloso nella maggior parte degli scenari probabili. Quale persona di buon senso si impegnerebbe a battersi e a morire per un demente come Saakashvili, dopo che quest&#8217;ultimo ha mostrato la propria instabilità mentale con l&#8217;attacco kamikaze contro la Russia nell&#8217;agosto 2008? Che persona di buon senso vorrebbe essere impegnata nell&#8217;ultima avventura di questi cleptocrati dell&#8217;FMI a Kiev? Quando la Germania dell&#8217;Est è stata reintegrata nella Germania dell&#8217;Ovest, gli Stati Uniti hanno preso degli impegni seri con la Russia: le forze della NATO non sarebbero entrate nell&#8217;ex Germania dell&#8217;Est. Ora, sono andate molto più lontane. È il momento di invertire questa tendenza. Invito la Francia a riconsiderare l&#8217;idea di reintegrare la struttura di comando della NATO.</p>
<p>Tenendo conto dell&#8217;impegno americano nei regimi instabili e aggressivi non lontani dalla Russia, la Francia corre il rischio di essere trascinata in una guerra catastrofica sulla scia anglo-americana. Questo non è il futuro di una grande nazione come la Francia. Possiamo vedere anche una seconda serie di paesi provocatori composta da Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Ucraina e altri paesi, che possono essere buttati nella lotta contro la Russia per questioni come l&#8217;interruzione della distribuzione di gas naturale in Europa dell&#8217;Ovest quasi ogni inverno.</p>
<p><strong>ReOpen911: Riguardo al trattato ABM, cosa ne pensate dell&#8217;impianto dello scudo spaziale in paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;Est come la Repubblica Ceca, senza previo accordo con il Parlamento europeo? Cfr <a href="http://fr.rian.ru/world/20081110/118227844.html">http://fr.rian.ru/world/20081110/118227844.html</a></strong></p>
<p><strong>Webster G. Tarpley:</strong> Ho richiamato diverse volte Obama in pubblico affinché prendesse degli impegni precisi, se vuole provare di essere davvero l&#8217;angelo della pace che dice di essere. Il primo è annunciare che non ci sarà nessun schieramento di sistemi ABM in Polonia, poiché possono essere facilmente messi in atto in un primo attacco nucleare preventivo strategico contro la Russia, ributtando così il mondo nel contesto esplosivo della vecchia guerra fredda. Obama potrebbe semplicemente annunciare: “La crisi dei missili poloni non avverrà&#8221;. L&#8217;altro impegno che Obama potrebbe prendere sarebbe quello di ritirare tutto il sostegno degli USA all&#8217;allargamento della NATO. È quello che qualsiasi Europeo con un po’ di buon senso esigerebbe che facesse. Invece, l&#8217;estate scorsa abbiamo avuto 200.000 fans raggirati da Obama alla porta di Brandeburgo.</p>
<p><strong>ReOpen911 : In questo contesto, cosa ne pensa dell&#8217;integrazione della Francia alla NATO, e la sua partecipazione alla guerra contro il terrorismo?</strong></p>
<p>Webster G. Tarpley : Raccomanderei alla Francia di non sottomettersi al comando della NATO. Il presidente de Gaulle aveva completamente ragione quando espulse da Versailles i quartieri generali della NATO e ritirò la Francia dalla struttura di comando della NATO. Questo non ha offuscato le relazioni franco-americane, ma ha impedito che gli elementi anarchici presenti nell&#8217;organizzazione causassero seri problemi alla Francia. In particolar modo penso al generale Lyman Lemnitzer, sostenitore dell&#8217;operazione Nothwood (NdT: piano concepito da alti dirigenti del Dipartimento della Difesa USA allo scopo di suggestionare l&#8217;opinione pubblica statunitense ed indurla così a sostenere un attacco militare USA contro il regime cubano di Fidel Castro) quand&#8217;era Presidente del Pentagono e stava per diventare il Comandante della NATO, e che fece di tutto per installare Gladio in Italia e nella maggior parte dei paesi della NATO (NdT: organizzazione paramilitare del secondo dopoguerra, legata ai servizi segreti occidentali promossa dalla NATO per contrastare un&#8217;eventuale invasione sovietica dell&#8217;Europa occidentale). Riassumendo, De Gaulle aveva ragione, l&#8217;Occidente ha bisogno che la Francia mantenga la propria indipendenza intellettuale e l&#8217;attitudine a sviluppare una critica responsabile e realista sugli eccessi degli Anglo-americani. Ciò che fece De Gaulle, è ciò che ci si aspetta dai futuri leader francesi.</p>
<p><strong>ReOpen911 : Riguardo all&#8217;11 settembre, pensa che possa nascere un&#8217;inchiesta indipendente? E in caso affermativo, sarebbe per volere della giustizia americana o di un&#8217;azione internazionale come i &#8220;Politics for 9/11 Truth&#8221; (NdT: Dirigenti politici per la verità sull&#8217;11 settembre)</strong></p>
<p><strong>Webster G. Tarpley:</strong> L&#8217;importanza del movimento per la verità sull&#8217;11 settembre, sviluppatosi nella società americana tra il 2006 e il 2007, si è ampiamente disgregata fino a diventare impotente. Mentre la campagna delle primarie cominciava a riunire le energie nel 2007, molti vecchi attivisti dell&#8217;11/9 han commesso il grave errore di sacrificare la propria attività a politici professionisti che avevano promesso di fare qualcosa per indagare sulla questione. Dennis Kucinich, candidato di sinistra al partito liberal-democratico, promise pubblicamente che avrebbe indagato sull&#8217;11/9, così come sull&#8217;affaire del B-52 “canaglia&#8221; (NdT: Bombardiere strategico a largo raggio prodotto dalla Boeing) avvenuta tra l&#8217;agosto e il settembre 2007, poco dopo che un gruppo di attivisti di cui facevo parte emise l&#8217;avvertimento di Kennebunkport, col quale dicemmo che Cheney stava facendo un ultimo tentativo per avviare la guerra contro l&#8217;Iran. Questo succedeva nel momento in cui gli Israeliani lanciavano il raid aereo contro la Siria. Ma Kucinich non mantenne la promessa. Una parte ancor più grande dell&#8217; 11/9 Truth Movement venne inghiottita da Ron Paul, il deputato del Texas e candidato libertario repubblicano. Non fece promesse in pubblico come Kucinich, ma in privato disse agli attivisti dell&#8217;11/9 Truth Movement che condivideva il loro punto di vista e che l&#8217;avrebbe detto pubblicamente al momento opportuno. Con queste certezze, molti attivisti diedero il proprio tempo, denaro e sostegno alla campagna presidenziale di Ron Paul. Ma quando, durante un dibattito nazionale sulla televisione via cavo a cui assisteva tutta la stampa nazionale, Ron Paul venne interrogato, affermò con forza che riteneva assurde le idee dell&#8217;11/9 Truth Movement e che queste lo imbarazzavano; aggiunse inoltre che gli attivisti avrebbero dovuto abbandonare i loro sforzi. Disse anche che il suo scetticismo riguardo al rapporto della Commissione dell&#8217;11 settembre era uguale al suo scetticismo per i documenti del governo, né più né meno. Alla fine, quando fu chiaro che Obama aveva una reale possibilità di diventare Presidente, il resto dei liberali di sinistra rinunciò all&#8217;attivismo e si unì alla quête messianica e utopica proposta da Obama.</p>
<p>Di conseguenza, il movimento per la Pace, il movimento per la destituzione (NdT: e il processo di Bush) e l&#8217;11/9 Truth Movement vennero letteralmente spazzati via. Tutto questo mostra il ruolo importante svolto da Obama nella soppressione delle proteste e la protezione dell&#8217;Establishment di Wall Street contro l&#8217;agitazione popolare. Ora ci vorrebbe l&#8217;implicazione decisiva di uno o più leader mondiali fuori dagli Stati Uniti per realizzare l&#8217;indispensabile inchiesta internazionale indipendente dalla Commissione per la verità sull&#8217;11/9.</p>
<p><strong>ReOpen911 : Molti cittadini hanno scoperto la geopolitica e i retroscena dei conflitti cercando di saperne di più sugli attentati dell&#8217;11 settembre 2001. Cosa direbbe a queste persone che scoprono, spesso con orrore, che un buon numero di guerre e attentati sono fatti dagli Stati Uniti e/o da gruppi di interesse contro gli interessi delle popolazioni?</strong></p>
<p><strong>Webster G. Tarpley:</strong> Il problema della politica straniera statunitense non si trova essenzialmente all&#8217;interno del governo federale, ma viene dal fatto che la politica straniera statunitense è ampiamente prodotta dagli interessi bancari della potentissima Wall Street, che opera attraverso organismi come il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale, il gruppo Bildeberg e l&#8217;insidiosa Mont Pelerin Society che si occupa di economia. Obama, Biden, Holbrook e molti altri sono i servi di questi banchieri di Wall Street. Queste forze non seguono una politica americana nazionale che imporrebbe, per esempio, buone relazioni tra gli Stati Uniti e la Russia, come erano mantenute durante la Rivoluzione Americana nel momento della Guerra Civile americana e durante l&#8217;amministrazione di F.D. Roosevelt.</p>
<p>Invece di una politica nazionale americana, abbiamo una politica favorevole ai finanzieri e agli imperialisti. È la stessa mentalità della City di Londra e di una parte della Commissione Europea e della Banca Centrale. Viviamo un&#8217;epoca di preponderanza oligarchica su tutto il globo. Il solo modo di cambiare questa situazione è aumentare la politicizzazione e l&#8217;attivismo di una parte della società moderna che si limita solitamente a uno stupore passivo, all&#8217;apatia, a un&#8217;alienazione attraverso la cultura popolare.</p>
<p><strong>ReOpen911 : Internet gioca un ruolo importante nel mettere a disposizione le informazioni e quindi a ciò che potremmo chiamare un&#8217; “educazione delle masse&#8221;; secondo lei, un&#8217;azione concertata che sfoci su una censura su questa rete è all&#8217;ordine del giorno?</strong><br />
<strong>Webster G. Tarpley:</strong> Uno degli aspetti positivi del sistema statunitense è stata la forte protezione della libertà d&#8217;espressione incarnata dal Primo Emendamento della Costituzione americana. Potete confrontarla con la terribile situazione di un paese come la Gran Bretagna. I liberali totalitari del regime Obama sono ostili al proseguimento della tradizione di libertà d&#8217;espressione. Vorrebbero ridurre l&#8217;ambito della libertà d&#8217;espressione usando il pretesto della legislazione del crimine destinata a dichiarare illegale non atti criminali, ma le opinioni sostenute da coloro che hanno commesso tali atti criminali – dichiarare illegali le opinioni è un&#8217;idea alquanto strana in giurisprudenza.</p>
<p>Il Partito Democratico sembra anche voler ridurre al silenzio o intimidire l&#8217;ala destra o i commentatori radio reazionari più in vista nel paese, e che rappresentano una delle forze principali che criticano il regime Obama. Con il pretesto d&#8217;obbligare i diffusori che usano le onde pubbliche, quest&#8217;ultimo è tentato di offrire un&#8217;ampia varietà di opinioni politiche, o di rappresentare gruppi di comunità locali. Sarebbe stato meglio vietare a una corporation il possesso totale dei mass media in una data città e lasciare così che il discorso evolvesse.</p>
<p><strong>ReOpen911 : Lei che è spesso pessimista riguardo al futuro (basta pensare la suo ultimo libro nel quale spiega perché nutre poca speranza in Obama) ha qualche speranza per un futuro più pacifico?</strong></p>
<p><strong>Webster G. Terpley:</strong> Non credere alla demagogia delle marionette di Wall Street come Obama non fa di me un pessimista, ma un realista. Obama ha superato il proprio apogeo; si trova ora sulla discesa, sebbene il pericolo di nuove operazioni false flag che mirano alla Russia, alla Cina, al Sudan, al Pakistan o ad altri nuovi bersagli aumenti senza dubbio in questo momento. Avendo studiato Platone, Leibniz e Machiavelli, sono ottimista per ciò che riguarda le prospettive d&#8217;azione in questo mondo. Su questi punti sono con Leibniz e contro Voltaire. Approverei anche ciò che dice Dante sul punto essenziale della Divina Commedia nel Canto di Marco Lombardo, dove l&#8217;accento è messo sul fatto che lo stato del mondo non dipende da Dio, dalla predestinazione o dalla cattiva sorte, ma che si tratta invece di un compito dato agli esseri umani che devono esercitare il loro libero arbitrio.</p>
<p>Le persone devono capire che l&#8217;azione storica mondiale è più realizzabile al presente che in qualsiasi altro momento della storia; è il momento di trarre vantaggio da queste possibilità prima che la porta delle opportunità si chiuda, cosa che può succedere in qualsiasi momento.</p>
<p><strong>ReOpen911 : Lei che conosce bene gli ingranaggi dei Machiavelli del nostro tempo, cosa possono fare i nostri lettori e i cittadini per aiutare il mondo a essere migliore e più in pace?</strong></p>
<p><strong>Webster G. Tarpley:</strong> Non c&#8217;è nessuna ragione di subire una depressione economica mondiale, né una guerra mondiale che potrebbe seguire la stessa sequenza di eventi che abbiamo conosciuto negli anni 1930.</p>
<p>Innanzitutto, le leggi dell&#8217;economia non sono affatto un mistero. Le spiego nel mio ultimo libro <em>Surviving the Cataclysm</em> (Sopravvivere al Cataclisma). Per uscire dalla depressione in primis bisogna fare tutto ciò che è necessario per ridurre il fardello del capitale fittizio e delle entrate speculative dell&#8217;economia mondiale.</p>
<p>Questo significa fare cose come vietare la bolla dei derivati di 1,5 milioni di miliardi di dollari, o tassare i derivati fino alla loro scomparsa, vietare i prestiti ipotecari a tasso aggistabile, dichiarare illegali i “fondi di copertura&#8221; altamente speculativi (hedge funds), fermare i pignoramenti delle case, delle fattorie, delle fabbriche, tassare gli speculatori con la tassa Tobin dell&#8217;1%, regolare di nuovo i mercati petrolieri, pignorare e chiudere le banche zombie in bancarotta che dominano Wall Street e la City di Londra.</p>
<p>Dobbiamo sequestrare la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, le banche centrali controllate da privati e nazionalizzarle. Dovrebbero cominciare col fare prestiti allo 0% per le attività produttive, ossia la creazione di beni fisici tangibili sotto forma di industria, agricoltura, costruzione, trasporti, edilizia, miniere, ricerca scientifica, attrezzature sanitarie e altri preamboli dell&#8217;esistenza umana.</p>
<p>Tutto questo è particolarmente necessario qui negli Stati Uniti, poiché tutta l&#8217;economia si avvicina al punto del crollo fisico e termodinamico. In questo paese dovremmo costruire un migliaio di ospedali, cento reattori nucleari ad alta temperatura di quarta generazione, costruire 170.000 km di rotaie Maglev (NdT: treno a levitazione magnetica), ricostruire il sistema autostradale interstatale, e ricostruire tutte le infrastrutture d&#8217;acqua e di depurazione. Abbiamo bisogno di un programma convincente in fisica di alta energia per risolvere i problemi attuali della fusione dell&#8217;energia termonucleare. Abbiamo bisogno di un programma persuasivo nella ricerca biomedica per trovare rimedi alle malattie che colpiscono l&#8217;umanità. Sono sforzi che per definizione dovrebbero essere internazionali.</p>
<p>Certo, dobbiamo finanziare e restaurare la rete di previdenza sociale, che sarà fondamentale per le vittime della depressione nei prossimi due o tre anni. E per finire, avremo bisogno di una nuova conferenza monetaria mondiale per creare un sistema monetario mondiale vivibile per rimettere in moto il commercio mondiale e promuovere lo sviluppo economico e tecnologico dell&#8217;Africa, dell&#8217;Asia meridionale, della maggior parte dei paesi dell&#8217;America Latina, dell&#8217;Europa dell&#8217;Est e di altre zone il cui sviluppo economico è stato impedito.</p>
<p>Bisogna interessarsi ai grandi progetti d&#8217;infrastruttura mondiale come il Maglev di Dakar a Dubai, il Maglev da Cap Town al Cairo, i ponti e i tunnel lungo il Mediterraneo a Gibilterra e tra la Sicilia e la Tunisia, un sistema Maglev eurasiatico, un ponte-tunnel sullo stretto di Bering, un nuovo Canale Thai (NdT: l&#8217;istmo di Kra in Malesia), una “Tennessee Valley Authority&#8221; per il Gange, il Brahmaputra, il Mekong, l&#8217;Amazzonia e altri sistemi fluviali nel mondo (NdT: Tennessee Valley Authority: impresa americana incaricata della navigazione, del controllo delle piene, della produzione di elettricità e dello sviluppo economico della valle del Tennessee), e lo sviluppo del trasporto fluviale in Africa con un sistema di chiuse e di canali tra l&#8217;alto Nilo e l&#8217;alto Congo.</p>
<p>Dovremmo fare tutto questo con la piena coscienza che se non realizziamo queste tappe progressive necessarie finché viviamo, la civiltà mondiale potrebbe sprofondare in un periodo di caos, di orrori che al momento è difficile concepire, ma che dovrebbero essere sufficientemente chiari. La mia litania preferita è quella di un minatore spagnolo di una regione settentrionale della Spagna, le Asturie, che mi diceva che il suo credo personale era: “La tua scelta nel mondo moderno è chiara. Sii attivo prima di diventare radioattivo. Allora scegli&#8221;. Quest&#8217;alternativa non è cambiata molto. <strong>La mia speranza è che sempre più persone scelgano di essere attive</strong>.</p>
<p>ReOpen911 e GeoPOlIntel intervistano Webster Tarpley<br />
Fonte: http://www.reopen911.info<br />
Link: http://www.reopen911.info/11-septembre/interview-de-webster-tarpley/<br />
13.07.2009</p>
<p>Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARINA GERENZANI<br />
<a href="http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=6188">http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=6188</a></p>
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		<title>L&#8217;asse Berlusconi-Eni-Putin nel mirino di Obama</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 20:26:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
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		<description><![CDATA[di Fausto Carioti
http://aconservativemind.blogspot.com/2009/05/lasse-berlusconi-eni-putin-nel-mirino.html
L’ipotesi del “complotto” internazionale ai danni del presidente del Consiglio inizia a farsi largo anche tra chi non ha grandi simpatie per Silvio Berlusconi. Tipo Lucia Annunziata, che ieri sulla Stampa ha parlato del possibile “complotto Bilderberg”: un club dei potenti della terra che si riunisce ogni anno sotto la guida spirituale di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Fausto Carioti</p>
<p><a href="http://aconservativemind.blogspot.com/2009/05/lasse-berlusconi-eni-putin-nel-mirino.html">http://aconservativemind.blogspot.com/2009/05/lasse-berlusconi-eni-putin-nel-mirino.html</a></p>
<blockquote><p>L’ipotesi del “complotto” internazionale ai danni del presidente del Consiglio inizia a farsi largo anche tra chi non ha grandi simpatie per Silvio Berlusconi. Tipo Lucia Annunziata, che ieri sulla Stampa ha parlato del possibile “<a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=6003&amp;ID_sezione=&amp;sezione=" target="_blank">complotto Bilderberg</a>”: un club dei potenti della terra che si riunisce ogni anno sotto la guida spirituale di Henry Kissinger e traccia l’indirizzo che dovrà prendere il mondo nei dodici mesi seguenti. Inutile dire che l’impronta del circolo è spiccatamente anglosassone. Tanto più lo è stata quest’anno (l’incontro è avvenuto a cavallo della metà di maggio), grazie alla presenza di numerosi plenipotenziari della diplomazia statunitense. E dato che il governo italiano è visto a Washington come la testa di ponte mediterranea della Russia di Vladimir Putin e Dmitry Medvedev, la quale oggi è ai ferri corti con gli Stati Uniti tanto quanto lo era ai tempi di George W. Bush, la voglia di tirare le somme e dire che per la Casa Bianca (e per il “circolo Bilderberg”) Berlusconi è un ostacolo da rimuovere è forte.</p></blockquote>
<p>I vostri giornali e telegiornali preferiti vi dicono tutto sulle minorenni che Berlusconi frequenterebbe, quindi immagino che sappiate già tutto del contratto per l&#8217;oleodotto. Ah, non lo sapete? Ma che strano&#8230; (d&#8217;altra parte, mi rendo conto che non ci si può mica tenere aggiornati su tutto&#8230;)</p>
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		<title>Intervento di Putin a Davos sulla crisi economica</title>
		<link>http://www.edicola.biz/2009/02/01/intervento-di-putin-sulla-crisi-economica/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 02:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Davos]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione Economica]]></category>
		<category><![CDATA[Putin]]></category>
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		<description><![CDATA[
 
Good afternoon, colleagues, ladies and gentlemen,
I would like to thank the forum’s organisers for this opportunity to share my thoughts on global economic developments and to share our plans and proposals.
The world is now facing the first truly global economic crisis, which is continuing to develop at an unprecedented pace.
The current situation is often compared [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/_2EG4KLLa8c&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/_2EG4KLLa8c&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<blockquote><p> </p>
<p>Good afternoon, colleagues, ladies and gentlemen,</p>
<p>I would like to thank the forum’s organisers for this opportunity to share my thoughts on global economic developments and to share our plans and proposals.</p>
<p>The world is now facing the first truly global economic crisis, which is continuing to develop at an unprecedented pace.</p>
<p>The current situation is often compared to the Great Depression of the late 1920s and the early 1930s. True, there are some similarities.</p>
<p>However, there are also some basic differences. The crisis has affected everyone at this time of globalisation. Regardless of their political or economic system, all nations have found themselves in the same boat.</p>
<p>There is a certain concept, called the perfect storm, which denotes a situation when Nature’s forces converge in one point of the ocean and increase their destructive potential many times over. It appears that the present-day crisis resembles such a perfect storm.</p>
<p>Responsible and knowledgeable people must prepare for it. Nevertheless, it always flares up unexpectedly.</p>
<p>The current situation is no exception either. Although the crisis was simply hanging in the air, the majority strove to get their share of the pie, be it one dollar or a billion, and did not want to notice the rising wave.</p>
<p>In the last few months, virtually every speech on this subject started with criticism of the United States. But I will do nothing of the kind.</p>
<p>I just want to remind you that, just a year ago, American delegates speaking from this rostrum emphasised the US economy’s fundamental stability and its cloudless prospects. Today, investment banks, the pride of Wall Street, have virtually ceased to exist. In just 12 months, they have posted losses exceeding the profits they made in the last 25 years. This example alone reflects the real situation better than any criticism.</p>
<p>The time for enlightenment has come. We must calmly, and without gloating, assess the root causes of this situation and try to peek into the future.</p>
<p>In our opinion, the crisis was brought about by a combination of several factors.</p>
<p>The existing financial system has failed. Substandard regulation has contributed to the crisis, failing to duly heed tremendous risks.</p>
<p>Add to this colossal disproportions that have accumulated over the last few years. This primarily concerns disproportions between the scale of financial operations and the fundamental value of assets, as well as those between the increased burden on international loans and the sources of their collateral.</p>
<p>The entire economic growth system, where one regional centre prints money without respite and consumes material wealth, while another regional centre manufactures inexpensive goods and saves money printed by other governments, has suffered a major setback.</p>
<p>I would like to add that this system has left entire regions, including Europe, on the outskirts of global economic processes and has prevented them from adopting key economic and financial decisions.</p>
<p>Moreover, generated prosperity was distributed extremely unevenly among various population strata. This applies to differences between social strata in certain countries, including highly developed ones. And it equally applies to gaps between countries and regions.</p>
<p>A considerable share of the world’s population still cannot afford comfortable housing, education and quality health care. Even a global recovery posted in the last few years has failed to radically change this situation.</p>
<p>And, finally, this crisis was brought about by excessive expectations. Corporate appetites with regard to constantly growing demand swelled unjustifiably. The race between stock market indices and capitalisation began to overshadow rising labour productivity and real-life corporate effectiveness.</p>
<p>Unfortunately, excessive expectations were not only typical of the business community. They set the pace for rapidly growing personal consumption standards, primarily in the industrial world. We must openly admit that such growth was not backed by a real potential. This amounted to unearned wealth, a loan that will have to be repaid by future generations.</p>
<p>This pyramid of expectations would have collapsed sooner or later. In fact, this is happening right before our eyes.</p>
<p>* * *</p>
<p>Esteemed colleagues, one is sorely tempted to make simple and popular decisions in times of crisis. However, we could face far greater complications if we merely treat the symptoms of the disease.</p>
<p>Naturally, all national governments and business leaders must take resolute actions. Nevertheless, it is important to avoid making decisions, even in such force majeure circumstances, that we will regret in the future.</p>
<p>This is why I would first like to mention specific measures which should be avoided and which will not be implemented by Russia.</p>
<p>We must not revert to isolationism and unrestrained economic egotism. The leaders of the world’s largest economies agreed during the November 2008 G20 summit not to create barriers hindering global trade and capital flows. Russia shares these principles.</p>
<p>Although additional protectionism will prove inevitable during the crisis, all of us must display a sense of proportion.</p>
<p>Excessive intervention in economic activity and blind faith in the state’s omnipotence is another possible mistake.</p>
<p>True, the state’s increased role in times of crisis is a natural reaction to market setbacks. Instead of streamlining market mechanisms, some are tempted to expand state economic intervention to the greatest possible extent.</p>
<p>The concentration of surplus assets in the hands of the state is a negative aspect of anti-crisis measures in virtually every nation.</p>
<p>In the 20th century, the Soviet Union made the state’s role absolute. In the long run, this made the Soviet economy totally uncompetitive. This lesson cost us dearly. I am sure nobody wants to see it repeated.</p>
<p>Nor should we turn a blind eye to the fact that the spirit of free enterprise, including the principle of personal responsibility of businesspeople, investors and shareholders for their decisions, is being eroded in the last few months. There is no reason to believe that we can achieve better results by shifting responsibility onto the state.</p>
<p>And one more point: anti-crisis measures should not escalate into financial populism and a refusal to implement responsible macroeconomic policies. The unjustified swelling of the budgetary deficit and the accumulation of public debts are just as destructive as adventurous stock-jobbing.</p>
<p>* * *</p>
<p>Ladies and gentlemen, unfortunately, we have so far failed to comprehend the true scale of the ongoing crisis. But one thing is obvious: the extent of the recession and its scale will largely depend on specific high-precision measures, due to be charted by governments and business communities and on our coordinated and professional efforts.</p>
<p>In our opinion, we must first atone for the past and open our cards, so to speak.</p>
<p>This means we must assess the real situation and write off all hopeless debts and “bad” assets.</p>
<p>True, this will be an extremely painful and unpleasant process. Far from everyone can accept such measures, fearing for their capitalisation, bonuses or reputation. However, we would “conserve” and prolong the crisis, unless we clean up our balance sheets. I believe financial authorities must work out the required mechanism for writing off debts that corresponds to today’s needs.</p>
<p>Second. Apart from cleaning up our balance sheets, it is high time we got rid of virtual money, exaggerated reports and dubious ratings. We must not harbour any illusions while assessing the state of the global economy and the real corporate standing, even if such assessments are made by major auditors and analysts.</p>
<p>In effect, our proposal implies that the audit, accounting and ratings system reform must be based on a reversion to the fundamental asset value concept. In other words, assessments of each individual business must be based on its ability to generate added value, rather than on subjective concepts. In our opinion, the economy of the future must become an economy of real values. How to achieve this is not so clear-cut. Let us think about it together.</p>
<p>Third. Excessive dependence on a single reserve currency is dangerous for the global economy. Consequently, it would be sensible to encourage the objective process of creating several strong reserve currencies in the future. It is high time we launched a detailed discussion of methods to facilitate a smooth and irreversible switchover to the new model.</p>
<p>Fourth. Most nations convert their international reserves into foreign currencies and must therefore be convinced that they are reliable. Those issuing reserve and accounting currencies are objectively interested in their use by other states.</p>
<p>This highlights mutual interests and interdependence.</p>
<p>Consequently, it is important that reserve currency issuers must implement more open monetary policies. Moreover, these nations must pledge to abide by internationally recognised rules of macroeconomic and financial discipline. In our opinion, this demand is not excessive.</p>
<p>At the same time, the global financial system is not the only element in need of reforms. We are facing a much broader range of problems.</p>
<p>This means that a system based on cooperation between several major centres must replace the obsolete unipolar world concept.</p>
<p>We must strengthen the system of global regulators based on international law and a system of multilateral agreements in order to prevent chaos and unpredictability in such a multipolar world. Consequently, it is very important that we reassess the role of leading international organisations and institutions.</p>
<p>I am convinced that we can build a more equitable and efficient global economic system. But it is impossible to create a detailed plan at this event today.</p>
<p>It is clear, however, that every nation must have guaranteed access to vital resources, new technology and development sources. What we need is guarantees that could minimise risks of recurring crises.</p>
<p>Naturally, we must continue to discuss all these issues, including at the G20 meeting in London, which will take place in April.</p>
<p>* * *</p>
<p>Our decisions should match the present-day situation and heed the requirements of a new post-crisis world.</p>
<p>The global economy could face trite energy-resource shortages and the threat of thwarted future growth while overcoming the crisis.</p>
<p>Three years ago, at a summit of the Group of Eight, we raised the issue of global energy security. We called for the shared responsibility of suppliers, consumers and transit countries. I think it is time to launch truly effective mechanisms ensuring such responsibility.</p>
<p>The only way to ensure truly global energy security is to form interdependence, including a swap of assets, without any discrimination or dual standards. It is such interdependence that generates real mutual responsibility.</p>
<p>Unfortunately, the existing Energy Charter has failed to become a working instrument able to regulate emerging problems.</p>
<p>I propose we start laying down a new international legal framework for energy security. Implementation of our initiative could play a political role comparable to the treaty establishing the European Coal and Steel Community. That is to say, consumers and producers would finally be bound into a real single energy partnership based on clear-cut legal foundations.</p>
<p>Every one of us realises that sharp and unpredictable fluctuations of energy prices are a colossal destabilising factor in the global economy. Today’s landslide fall of prices will lead to a growth in the consumption of resources.</p>
<p>On the one hand, investments in energy saving and alternative sources of energy will be curtailed. On the other, less money will be invested in oil production, which will result in its inevitable downturn. Which, in the final analysis, will escalate into another fit of uncontrolled price growth and a new crisis.</p>
<p>It is necessary to return to a balanced price based on an equilibrium between supply and demand, to strip pricing of a speculative element generated by many derivative financial instruments.</p>
<p>To guarantee the transit of energy resources remains a challenge. There are two ways of tackling it, and both must be used.</p>
<p>The first is to go over to generally recognised market principles of fixing tariffs on transit services. They can be recorded in international legal documents.</p>
<p>The second is to develop and diversify the routes of energy transportation. We have been working long and hard along these lines.</p>
<p>In the past few years alone, we have implemented such projects as the Yamal-Europe and Blue Stream gas pipelines. Experience has proved their urgency and relevance.</p>
<p>I am convinced that such projects as South Stream and North Stream are equally needed for Europe’s energy security. Their total estimated capacity is something like 85 billion cubic meters of gas a year.</p>
<p>Gazprom, together with its partners – Shell, Mitsui and Mitsubishi – will soon launch capacities for liquefying and transporting natural gas produced in the Sakhalin area. And that is also Russia’s contribution to global energy security.</p>
<p>We are developing the infrastructure of our oil pipelines. The first section of the Baltic Pipeline System (BPS) has already been completed. BPS-1 supplies up to 75 million tonnes of oil a year. It does this direct to consumers – via our ports on the Baltic Sea. Transit risks are completely eliminated in this way. Work is currently under way to design and build BPS-2 (its throughput capacity is 50 million tonnes of oil a year.</p>
<p>We intend to build transport infrastructure in all directions. The first stage of the pipeline system Eastern Siberia – Pacific Ocean is in the final stage. Its terminal point will be a new oil port in Kozmina Bay and an oil refinery in the Vladivostok area. In the future a gas pipeline will be laid parallel to the oil pipeline, towards the Pacific and China.</p>
<p>* * *</p>
<p>Addressing you here today, I cannot but mention the effects of the global crisis on the Russian economy. We have also been seriously affected.</p>
<p>However, unlike many other countries, we have accumulated large reserves. They expand our possibilities for confidently passing through the period of global instability.</p>
<p>The crisis has made the problems we had more evident. They concern the excessive emphasis on raw materials in exports and the economy in general and a weak financial market. The need to develop a number of fundamental market institutions, above all of a competitive environment, has become more acute.</p>
<p>We were aware of these problems and sought to address them gradually. The crisis is only making us move more actively towards the declared priorities, without changing the strategy itself, which is to effect a qualitative renewal of Russia in the next 10 to 12 years.</p>
<p>Our anti-crisis policy is aimed at supporting domestic demand, providing social guarantees for the population, and creating new jobs. Like many countries, we have reduced production taxes, leaving money in the economy. We have optimised state spending.</p>
<p>But, I repeat, along with measures of prompt response, we are also working to create a platform for post-crisis development.</p>
<p>We are convinced that those who will create attractive conditions for global investment already now and will be able to preserve and strengthen sources of strategically meaningful resources will become leaders of the restoration of the global economy.</p>
<p>This is why among our priorities we have the creation of a favourable business environment and development of competition; the establishment of a stable loan system resting on sufficient internal resources; and implementation of transport and other infrastructure projects.</p>
<p>Russia is already one of the major exporters of a number of food commodities. And our contribution to ensuring global food security will only increase.</p>
<p>We are also going to actively develop the innovation sectors of the economy. Above all, those in which Russia has a competitive edge – space, nuclear energy, aviation. In these areas, we are already actively establishing cooperative ties with other countries. A promising area for joint efforts could be the sphere of energy saving. We see higher energy efficiency as one of the key factors for energy security and future development.</p>
<p>We will continue reforms in our energy industry. Adoption of a new system of internal pricing based on economically justified tariffs. This is important, including for encouraging energy saving. We will continue our policy of openness to foreign investments.</p>
<p>I believe that the 21st century economy is an economy of people not of factories. The intellectual factor has become increasingly important in the economy. That is why we are planning to focus on providing additional opportunities for people to realise their potential.</p>
<p>We are already a highly educated nation. But we need for Russian citizens to obtain the highest quality and most up-to-date education, and such professional skills that will be widely in demand in today’s world. Therefore, we will be pro-active in promoting educational programmes in leading specialities.</p>
<p>We will expand student exchange programmes, arrange training for our students at the leading foreign colleges and universities and with the most advanced companies. We will also create such conditions that the best researchers and professors – regardless of their citizenship – will want to come and work in Russia.</p>
<p>History has given Russia a unique chance. Events urgently require that we reorganise our economy and update our social sphere. We do not intend to pass up this chance. Our country must emerge from the crisis renewed, stronger and more competitive.</p>
<p>* * *</p>
<p>Separately, I would like to comment on problems that go beyond the purely economic agenda, but nevertheless are very topical in present-day conditions.</p>
<p>Unfortunately, we are increasingly hearing the argument that the build-up of military spending could solve today’s social and economic problems. The logic is simple enough. Additional military allocations create new jobs.</p>
<p>At a glance, this sounds like a good way of fighting the crisis and unemployment. This policy might even be quite effective in the short term. But in the longer run, militarisation won’t solve the problem but will rather quell it temporarily. What it will do is squeeze huge financial and other resources from the economy instead of finding better and wiser uses for them.</p>
<p>My conviction is that reasonable restraint in military spending, especially coupled with efforts to enhance global stability and security, will certainly bring significant economic dividends.</p>
<p>I hope that this viewpoint will eventually dominate globally. On our part, we are geared to intensive work on discussing further disarmament.</p>
<p>I would like to draw your attention to the fact that the economic crisis could aggravate the current negative trends in global politics.</p>
<p>The world has lately come to face an unheard-of surge of violence and other aggressive actions, such as Georgia’s adventurous sortie in the Caucasus, recent terrorist attacks in India, and escalation of violence in Gaza Strip. Although not apparently linked directly, these developments still have common features.</p>
<p>First of all, I am referring to the existing international organisations’ inability to provide any constructive solutions to regional conflicts, or any effective proposals for interethnic and interstate settlement. Multilateral political mechanisms have proved as ineffective as global financial and economic regulators.</p>
<p>Frankly speaking, we all know that provoking military and political instability, regional and other conflicts is a helpful means of distracting the public from growing social and economic problems. Such attempts cannot be ruled out, unfortunately.</p>
<p>To prevent this scenario, we need to improve the system of international relations, making it more effective, safe and stable.</p>
<p>There are a lot of important issues on the global agenda in which most countries have shared interests. These include anti-crisis policies, joint efforts to reform international financial institutions, to improve regulatory mechanisms, ensure energy security and mitigate the global food crisis, which is an extremely pressing issue today.</p>
<p>Russia is willing to contribute to dealing with international priority issues. We expect all our partners in Europe, Asia and America, including the new US administration, to show interest in further constructive cooperation in dealing with all these issues and more. We wish the new team success.</p>
<p>***</p>
<p>Ladies and gentlemen, the international community is facing a host of extremely complicated problems, which might seem overpowering at times. But, a journey of thousand miles begins with a single step, as the proverb goes.</p>
<p>We must seek foothold relying on the moral values that have ensured the progress of our civilisation. Integrity and hard work, responsibility and self-confidence will eventually lead us to success.</p>
<p>We should not despair. This crisis can and must be fought, also by pooling our intellectual, moral and material resources.</p>
<p>This kind of consolidation of effort is impossible without mutual trust, not only between business operators, but primarily between nations.</p>
<p>Therefore, finding this mutual trust is a key goal we should concentrate on now.</p>
<p>Trust and solidarity are key to overcoming the current problems and avoiding more shocks, to reaching prosperity and welfare in this new century.</p>
<p>Thank you.</p></blockquote>
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